PROSPETTIVE DAL CIELO

June 13, 2016

Le opere di BENI ALTMUELLER in mostra al Castello dal 18 giugno al 31 luglio

Inaugurazione sabato 18 giugno ore 11,30

 

Non è la prima volta che Beni Altmuller presenta i suoi dipinti in luoghi storici di singolare carattere: infatti chiese, antichi palazzi, castelli hanno ospitato i suoi lavori, sempre giocando con rimandi, interazioni, accostamenti in cui l’equilibrio si avverte a senso, circola, si allontana e ritorna, e lo puoi cogliere nella leggerezza impalpabile dell’aria che ti avvolge.

 

Ricordo, ad esempio, una sua mostra allestita nella chiesa dei Battuti Bianchi a Carrù (ca. 15 anni fa) in cui le opere erano accostate ai finti marmi, agli stucchi, ai legni di quello spazio tardo barocco iperdecorato e il percorso era illuminato dalla fioca luce di tante candele: una atmosfera che conduceva in un ‘altrove’ in cui veniva bene parlare a bassa voce: e le opere di Altmuller acquistavano una singolare valenza, formale e concettuale. Era stato ricreato uno spazio (della mente e dell’anima) per certi versi accogliente, per altri carico di sottili, insinuanti, fantasmi.

Si era come accolti dentro un acquario ovattato; insieme venivano sollecitati strani timori. D’altra parte l’ispirazione dell’artista fruga nei meandri della mente, nel sogno o anche nei fiumi infiniti che costituiscono i flussi di liquidi e sieri interni al corpo umano (amniotici, sinoviali, sanguigni).

La catena del DNA, il cordone ombelicale, lo scorrere del sangue nelle vene e nelle arterie, le scosse elettriche che percorrono come tempeste i meandri del cervello diventano campo di ispirazione e ricerca per Altmuller, impegnato (seriamente ma insieme giocosamente) nel tradurre il flusso dei pensieri e delle sensazioni in espressione visiva. Paesaggi o evocazioni di paesaggi? Figure o entità come apparizioni? Luoghi o memoria di luoghi? E, sempre, quei fili o quei nastri leggeri ad unirli, od avvolgerli.

 

In questi ultimi lavori presentati nel castello di Rocca de’ Baldi, luogo carico di antiche suggestioni, lo sguardo di Altmuller si alza e, come a volo d’uccello, plana su colline e paesi, su tetti, torri, campi coltivati, boschi e vigne, per certi versi ispirandosi alle Langhe, per altri quasi ad evocare quei paesaggi infiniti che ognuno di noi ha dentro, in fondo agli occhi, nel palpito del cuore, nella memoria (reale e ancestrale) e nell’immaginazione. Solo all’apparenza ludici, questi dipinti di Almuller, queste prospettive celesti, sollecitano i sensi e di conseguenza i pensieri: spazi sempre mutevoli, drammaticamente instabili, suggeriscono frammenti infinitesimali della vita e del mondo e vanno decifrati attraverso la sensibilità di ogni singolo individuo. Sono messaggi che galleggiano nell’etere, visioni, bolle di sapone, lampadine che si accendono, non ha importanza. Importa che dopo averli visti ritornano, li rivedi, li ripensi: ed è questa memoria impressa che conta, un ‘segno’ depositato nei labirintici archivi del pensiero che prima o poi riaffiora.

Alessandro Abrate

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