Augusto Doro

 

Nato a Torino nel 1906, durante la prima guerra mondiale Augusto Doro è apprendista alla FIAT e contemporaneamente frequenta corsi professionali serali. Contribuisce alle attività artigianali di sartoria, riprese dalla madre per necessità finanziarie. Negli anni Venti è impiegato in una ditta di importazioni ed esportazioni, fatto che gli permette di acquisire un’ottima conoscenza delle lingue tedesca e francese.In contatto con la vivacità culturale d’oltre frontiera, matura interessi nei confronti delle problematiche alpine, attraverso studi che lo portano ad occuparsi di archeologia, di etnologia, di toponomastica e di architettura. Le montagne, viste tradizionalmente come fattori di separazione, sono al contrario percepite dallo studioso come realtà osmotiche, in grado di unire e far colloquiare tra loro genti di opposti versanti. « Le montagne uniscono, i corsi d’acqua dividono », era solito affermare. I suoi scritti riprendono costantemente tali concetti, con particolare attenzione alle antiche fasi di popolamento, ai percorsi di valico e quindi all’origine dei traffici. L’archeologia preistorica e classica occupa, quindi, un posto essenziale fra le molteplici attività di indagine di Augusto Doro.

Egli guarda, occupandosi particolarmente della lavorazione dei metalli nell’antichità, anche all’archeologia sperimentale, che soltanto oggi, in Italia, ottiene numerosi riconoscimenti ufficiali. Ricordiamo a tale proposito la sua conoscenza in materia di tecniche fusorie, maturata in ambito lavorativo presso la ditta « Doro », costituita a Torino fin dal 1932 con il padre e il fratello.Le aree evidenziate dagli studi e dagli scritti di archeologia del « ricercatore » riguardano le Valli di Susa e di Lanzo, il Canavese, la zona di Carignano e di Torino, le valli cuneesi e liguri. Contribuisce egli stesso al recupero di reperti con puntuali segnalazioni agli enti preposti e promuove iniziative di scambio di mostre tra i versanti italiano e francese. Appassionato cultore di etnologia, lavora alla creazione di un museo etnografico in provincia di Cuneo, capace di testimoniare realtà al contempo diverse e congiunte, di istituire contatti e collaborazioni soprattutto entro gli areali piemontesi, liguri occidentali, francesi sud-orientali. In un suo documento del 1973 sottolinea che il Cuneese « è un po’ la sintesi di tutto il Piemonte, o quanto meno ha molti caratteri rappresentativi di tutta la Regione, grazie anche al locale maggior attaccamento alle tradizioni e alle minori trasformazioni subite negli ultimi decenni », e che « ciò giustifica ed incoraggia la creazione di un Museo etnografico locale ». Raccoglie dunque reperti etnologici da ambiti sostanzialmente alpini: valli Maira, Grana, Stura e Gesso-Vermenagna; rari sono i documenti di pianura.

 

La collezione, dopo un travagliato processo di sistemazione, trova oggi adeguata sede del castello di Rocca de’ Baldi. Convinto dell’opportunità di testimoniare, mediante la fotografia, una realtà destinata altrimenti a scomparire dalla memoria, Doro lascia un archivio fotografico ingente. Tale archivio, oggi di proprietà della Società Studi Storici, comprende materiale iconografico diversificato, con capitoli concernenti le feste popolari, la pittura, il paesaggio, le persone e la natura in genere. Augusto Doro muore nel novembre del 1983, quando ancora ricopre numerose cariche, quali la presidenza dell’Associazione di Antropologia ed Etnografia di Torino e la vicepresidenza della Società di Ricerche e Studi Valsusini.

 

(da: 70 anni per la “Granda” – la Società per gli Studi Storici della Provincia di Cuneo dal 1929 al 1999. A cura di Emanuele Forzinetti e Giuseppe Griseri)